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Luca 9,5

Luca 9,5

I discepoli guardarono i sandali che tenevano tra le mani. Povere calzature dal cuoio ridotto ormai al minimo spessore, quasi bucato dal lungo camminare. I loro sandali pieni di polvere... un lungo silenzio pesò tra loro due, silenzio di sguardi fissi a terra, sulla polvere, silenzio gravido di pensieri... Alzarono il capo insieme e i loro occhi si incontrarono fissandosi in un interminabile sguardo carico di una grave domanda: Che fare?
Erano partiti due giorni prima insieme ad altri settanta, inviati dal maestro Gesù ad annunciare il regno di Dio a tutte le città e i villaggi che avrebbero incontrato sul loro cammino. Erano partiti entusiasti, certi che molte altre persone avrebbero accolto con ardore l’annuncio che il popolo eletto attendeva da secoli: Il regno di Dio è qui in mezzo a noi! Ed erano entrati nel villaggio, sprovvisti di tutto ma non del fuoco che li aveva spinti a seguire il nazareno nella sua stupenda avventura e ad accogliere senza titubanze la missione che il maestro aveva affidato ai settantadue.
Avevano percorso le strade impolverate della cittadina annunciando che il regno era presente e lo si poteva riconoscere dai segni che il maestro operava: i muti parlano, i sordi odono, i prigionieri sono liberati, ai ciechi è ridonata la vista, gli indemoniati sono liberati dalle catene del maligno.
Ma le risposte che avevano visto sui volti dei loro uditori non erano state quelle che la loro fiduciosa speranza aveva fatto loro prevedere. Qualcuno aveva scosso il capo, come se si trovasse davanti a dei poveri pazzi, altri se ne erano usciti con delle risate più o meno forti, altri ancora avevano detto: Non ho tempo per queste cose, il mio campo (la mia bottega, i miei affari, le mie opere pie, le mie devozioni...) mi attende e non posso indugiare oltre.
Un uomo aveva chiesto loro: Come posso riconoscere il regno di Dio, io che sono un commerciante di cavalli? Ed essi avevano perfino parafrasato per lui una parabola udita dal maestro: Il regno di Dio è simile ad un uomo che commercia in cavalli ed imbattutosi in un purosangue dallo splendido mantello, più bello d’ogni principesco destriero, vende tutti i cavalli che possiede e con il ricavato compra il migliore tra tutti i purosangue! Il suo guardo era stato fin troppo eloquente: E questo sarebbe il regno di Dio? Grazie, preferisco tenermi ben stretto i miei cavalli! Meschinità? Una parabola inadatta?
Un altro aveva chiesto loro: Mostratemi questo regno e io vi crederò. La loro risposta fu: Il regno di Dio è simile ad un granello di senape. Esso è il più piccolo tra tutti i semi della terra, ma genera un grande albero sul quale nidificano gli uccelli del cielo. E il tale aveva concluso: Vi crederò quando i miei occhi vedranno questo albero gigantesco. E se ne era andato scuotendo il capo.
Il maestro della scuola rabbinica si era fermato a discutere con loro e al termine aveva detto loro: E questo sarebbe il vostro messia? Uno che non ha dove appoggiare il capo la notte, che mangia le spighe di grano strappate ai campi, che se ne va su e giù per la Giudea e la Galilea come un vagabondo seguito da un drappello di pescatori, di esattori delle tasse, di giovincelli scalmanati e altre persone che certo formerebbero una ben strana corte se egli fosse veramente il re a lungo atteso. E lui che studi ha fatto? Non è che il figlio di un carpentiere e il Messia, quello vero, quello con la emme maiuscola, da noi tanto atteso, non può certo giungere a noi in questo modo tanto strano!
E aveva intimato loro di non proseguire oltre con il loro annuncio, per nulla diverso da tanti altri sentito negli ultimi dieci anni, eretici come il loro. E aveva ammonito gli abitanti del villaggio perché nessuna casa li accogliesse e non fosse dato loro né cibo né bevanda.
Nonostante ciò essi avevano tentato di avvicinare altre persone, ma la voce, rapidamente sparsasi, aveva fatto sì che nessuno osasse fermarsi ad ascoltarli, forse per il timore di essere espulsi dalla sinagoga, forse perché davvero non interessati, o scocciati, magari scandalizzati. Chi, se non Dio, conosce le profondità del cuore?E ora eccoli qua, seduti su pietre roventi poco fuori dal villaggio. Il loro sguardo si sposta dai sandali alla cittadina, per poi tornare a fissare la polvere che ricopre il cuoio e i loro poveri piedi, martoriati da tre giorni di cammino. E nelle loro menti risuonarono le parole del maestro: Se nessuno vi accoglierà né vi ascolterà, uscendo da quella città scuotete la polvere dai vostri piedi. Vi assicuro che nel giorno del giudizio Sodoma e Gomorra saranno trattate meno duramente di quella città e che Dio sarà con esse molto più misericordioso. Parole tremende, dure come a volte sapeva esserlo il volto del maestro. Era forse quello il momento di metterle in pratica?
Fu allora che si ricordarono delle donne e dei bambini, che li avevano guardati con dolcezza, sembrando dire loro: Scusa se non ti dono un poco dell’acqua che ho nella brocca, ma io continuerò a vivere qui anche quando voi ve ne sarete andati e non posso correre il rischio di essere espulsa dal villaggio: come farei a vivere? dove troverei da mangiare e da bere? dove un tetto sotto il quale dormire? dove una protezione dai pericoli del mondo? E un dubbio li colse: davvero il seme che avevano gettato non avrebbe mai portato frutto? Magari un giorno anche coloro che erano sembrati più scettici e più increduli avrebbero spalancato le porte del cuore all’annuncio e lo avrebbero accolto nella loro vita e lo stupendo fiore del regno di Dio sarebbe sbocciato nella loro esistenza quotidiana!
A loro era stato affidato un grande potere, un potere che includeva un’enorme responsabilità. A loro toccava la scelta tra la condanna e la misericordia eterna per quella cittadina e per tutti i suoi abitanti.
Di nuovo i loro sguardi si incontrarono e il silenzio parlò: Siamo davvero certi che nessuno ci ha accolto, magari non apertamente, ma nel profondo del suo cuore? Siamo sicuri che il granello di senape non sta già germogliando nello spirito di tante persone di questo villaggio?
Si rimisero i sandali ai piedi e ripresero il cammino. E quando fecero ritorno il maestro li accolse con il suo sguardo, intensamente profondo come sempre, che sembrava dir loro: Bravi, la vostra opera è buona!




a cura di Mario Villa C.U.P. P.O. Rho




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